ABRUZZO PRIDE 2026
Discorso politico Desideria – Abruzzo Pride 2026 (Giulianova)
“Ciao Abruzzo Pride!
Noi siamo Desideria: associazione e comunità kinky, poly e queer.
Per noi ogni corpo è valore e territorio vivo, attraversato da desideri che non nascono per essere controllati, normalizzati o ottimizzati, ma per essere ascoltati.
Siamo qui per rivendicare una sessualità dissidente, capace di liberare i corpi e le anime dalle prescrizioni eteronormative, capitaliste e patriarcali. Una sessualità che ribalta il possesso, che mette in discussione la gelosia come forma di controllo e che immagina relazioni fondate sulla libertà e non sulla proprietà delle persone.
Siamo qui per tutte le persone che, in questo tempo e in questo mondo, si sono sentite sbagliate.
Per tutte le persone che hanno pensato di non meritare la felicità.
Per chi si è sentita troppo, troppo poco, fuori misura, mai abbastanza.
Per chi è stata schiacciata dalle aspettative della famiglia, della società, del proprio contesto.
Per chi ha costruito versioni di sé per essere accettata.
Per chi si è adattata fino quasi a scomparire.
Per chi non ha mai trovato uno spazio sicuro in cui potersi vivere.
A tutte queste persone vogliamo dire una cosa semplice e radicale:
Nessuna di noi è sbagliata.
Non esiste una sola forma di vita.
Non esiste una sola idea di amore.
Non esiste una sola idea di famiglia.
Non esiste una sola idea di desiderio.
Non esiste una sola idea di corpo.
Non esiste una sola idea di libertà.
Noi siamo qui per fare spazio.
Spazio al corpo come territorio sovrano.
Spazio al desiderio come conoscenza.
Spazio al piacere come diritto.
Spazio a relazioni fondate sulla libertà, sulla cura e sul consenso.
Rivendichiamo una sessualità capace di liberarci dai ruoli imposti e dalle gerarchie che per secoli hanno organizzato la vita affettiva come una struttura di comando.
Per troppo tempo il patriarcato ha chiamato amore ciò che era controllo.
Ha chiamato protezione ciò che era sorveglianza.
Ha chiamato gelosia ciò che era possesso.
Ha chiamato natura ciò che era potere.
Noi rifiutiamo questa eredità.
Noi crediamo in relazioni in cui le persone si scelgono e continuano a scegliersi, ogni giorno, liberamente e consapevolmente.
Per questo il consenso è la nostra pratica rivoluzionaria.
Il consenso non è una formula giuridica e non è una firma.
Il consenso è il riconoscimento reciproco della nostra piena soggettività.
È il momento in cui ci incontriamo come persone libere.
È il contrario della cultura del dominio.
È il contrario della cultura della disponibilità femminile.
È il contrario dell’idea che qualcuno possa avere accesso al corpo, al tempo o all’affettività di un’altra persona in virtù del proprio ruolo, del proprio genere o del proprio status.
Noi crediamo nel consenso come pratica quotidiana di richiesta, ascolto e negoziazione.
Crediamo che l’altra persona sia sempre un soggetto e mai un oggetto accessibile.
Crediamo che la libertà nasca dalla reciprocità e non dal silenzio imposto.
E crediamo che questa libertà si costruisca attraverso l’educazione.
Per questo rifiutiamo le politiche che ostacolano l’educazione affettiva e sessuale nelle scuole.
Per questo contestiamo una cultura che considera il consenso, le identità queer e l’educazione alle relazioni temi pericolosi da censurare.
Perché la verità è un’altra:
La violenza prospera nell’ignoranza.
Gli abusi prosperano nel silenzio.
Le discriminazioni prosperano quando non esistono strumenti per riconoscerle.
La violenza non si previene smettendo di parlare di corpi, di sessualità e di differenze.
La violenza si previene costruendo competenze relazionali.
Serve educazione affettiva e sessuale.
Serve alfabetizzazione emotiva.
Serve educazione al consenso.
Serve educazione alle differenze.
Serve educazione al rispetto dei corpi, nelle scuole, nelle famiglie, nei circoli e nelle comunità.
Un’educazione che parli di piacere, di autodeterminazione, di desiderio, di orientamenti e identità plurali, di conflitto, di comunicazione e di responsabilità.
Perché nessuna persona dovrebbe crescere pensando che la propria sicurezza dipenda dal limitare la propria libertà.
E nessuna persona dovrebbe crescere pensando che la virilità coincida con il dominio.
La violenza che attraversa la nostra società nasce da secoli di educazione al privilegio, alla gerarchia e alla disuguaglianza.
Con Desideria lavoriamo per trasformare proprio queste condizioni culturali.
Per immaginare corpi che non siano più contenitori disponibili delle aspettative altrui, ma corpi selvaggi, sapienti, desideranti, creativi. Corpi che diventano mappe di conoscenza, piacere, comunità e trasformazione.
Rifiutiamo ogni modello che riduce la complessità umana a categorie rigide e gerarchiche.
E quando sentiamo dire, da chi dovrebbe rappresentarci, che esistono persone normali e persone anormali, famiglie legittime e famiglie illegittime, identità degne e identità sospette, sappiamo di trovarci davanti alla stessa logica che per secoli ha giustificato esclusione, discriminazione e violenza.
Noi scegliamo un’altra strada.
Scegliamo la pluralità.
Scegliamo la complessità.
Scegliamo la libertà.
Per noi il kink è anche un laboratorio politico.
Uno spazio in cui il potere non viene nascosto ma reso visibile, nominato, discusso, negoziato e trasformato.
Uno spazio in cui il consenso non è un accessorio ma la condizione stessa della relazione.
Uno spazio in cui il limite non è ciò che impedisce, ma ciò che rende possibile.
Perché dire “qui sì” e “qui no” non chiude lo spazio della relazione: lo definisce e restituisce al corpo la possibilità di esistere come soggetto.
In questo senso anche i ruoli cambiano natura: non sono dati una volta per tutte, non sono fissi, possono essere attraversati, scambiati e rinegoziati.
Il potere smette di apparire naturale e proprio per questo può essere messo in discussione.
Con questo intento creiamo comunità e apriamo cerchi.
Per restituire valore alla parola, all’ascolto, al corpo e alla presenza.
Perché ogni relazione che si sottrae al possesso incrina il patriarcato.
Ogni consenso autentico incrina la norma.
Ogni corpo che torna soggetto incrina il sistema che lo voleva funzione.
E quando ci incontriamo ci riconosciamo come collettività, capaci di agire non solo sulla nostra intimità ma anche sull’immaginario e sulla società che vogliamo costruire.
Questa è la cultura dell’amore che immaginiamo.
Questa è la libertà che desideriamo.
Questa è la comunità che stiamo costruendo.
E invitiamo tutte voi a prenderne parte insieme a noi.”


